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Palazzo del Quirinale, 10 novembre 2002 |
Onorevoli Vice Presidenti del Senato e della Camera,
Rappresentante della Corte Costituzionale,
a voi e a tutti quanti Loro mi rivolgo più che come organizzatori, come
animatori di questa "Giornata" che ormai fa parte della tradizione del
Quirinale.
Il mio vuole essere soltanto un saluto, perché c'è ben poco da
aggiungere a quanto ci è stato detto dal Ministro Sirchia, dal Prof.
Veronesi, dall'Ambasciatore Romano e dal Dott. Alfio Noto - mio vecchio collaboratore,
per un lungo periodo in un'altra istituzione, alla quale abbiamo dedicato la
maggior parte della nostra vita - che rivedo con piacere a distanza di diversi
anni.
Anche gli anni scorsi - fatta eccezione per il primo nostro incontro, quando
mi limitai ad assistere senza pronunciare un discorso - vi ho sempre rivolto
poche parole. Ed hanno riguardato sempre due temi: la prevenzione e la ricerca,
che sono poi due temi fra loro strettamente connessi.
Quest'anno vi è un ulteriore motivo per partire dalla ricerca, non solo
per il fatto che questa "Giornata" è organizzata dall'"Associazione
Italiana per la Ricerca sul Cancro", ma perché in questo specifico
campo - come ci è stato illustrato dagli interventi che abbiamo ascoltato,
e in particolare da quello più pregnante nel campo della ricerca, del
Prof. Veronesi - siamo senza dubbio in presenza di un balzo in avanti nelle
potenzialità della ricerca.
Certo - come giustamente ha ricordato il Ministro Sirchia non bisogna coltivare
delle speranze miracolistiche nell'immediato, ma sappiamo che di concreto nuovi
orizzonti si sono aperti, con la decodificazione del genoma.
Quindi ci troviamo in presenza di questa nuova realtà nel settore della
ricerca, che può far fare dei progressi enormi sotto un doppio profilo.
Da un lato in quello della più rapida e più precisa individuazione
del male e dall'altro nella attuazione del modo più appropriato, più
diretto e più specifico per curarlo e per guarirlo.
Sono, credo, due temi così chiari e così netti che ci obbligano
moralmente a dare tutto il nostro sostegno perché la ricerca possa fattivamente
sviluppare queste potenzialità e farlo nel più breve tempo possibile,
perché da questo fattore dipende la salute nostra, dei nostri figli e
delle future generazioni.
L'ambasciatore Romano ha ricordato - e io ancora più di lui ricordo quella
realtà negli anni della mia gioventù - di come ogni riferimento
al male incurabile fosse appena accennato e affrontato con grandi pudori e con
grandi riservatezze. E direi che fino a non pochi decenni fa ogni riferimento
ad esso- perché si aveva paura a chiamarlo "cancro", temendo di
evocare un qualcosa di maligno - veniva definito come un male incurabile. E
quindi quando qualcuno ne era colpito, la fine della sua esistenza ne era decretata,
in quanto non c'era niente da fare, vi era solamente da esercitare la umana
pietà per assisterlo nel modo migliore, per quella che era considerata
una inevitabile fine.
Da allora è cambiata completamente la nostra mentalità, e questa
svolta - ne abbiamo parlato già negli anni scorsi - ha avuto a mio avviso
una grande importanza nel concorrere ai risultati positivi delle nuove cure,
anche se pur rozze, che finora sono state individuate, perché a un certo
punto si è cominciato a sperare di potere guarire dal male incurabile.
E quindi siamo passati da uno stato d'animo del paziente rassegnato, e quindi
in attesa del fatale evento, a uno stato d'animo del paziente invece di partecipazione
alla cura, nella speranza e nella fiducia che la cura possa avere esito positivo.
E tutto ciò è già di per sé - credo che i medici
siano d'accordo - una componente fondamentale per la riuscita delle cure.
Quindi la ricerca e la prevenzione sono due aspetti strettamente connessi; sia
pubblico che privato diamo il massimo contributo possibile per sviluppare la
ricerca, e per far sì che la ricerca - che nel nostro Paese, grazie a
Dio, si può avvalere di professionalità di prim'ordine - trovi
nei nostri laboratori, nelle nostre strutture quelle potenzialità che
possono essere, come è stato, ancora di più una componente fondamentale
in questa ricerca, che avviene in tutto il mondo e che vede uniti gli scienziati
e i ricercatori di tutto il mondo in uno sforzo congiunto.
Non solo il pubblico, ma come è stato sottolineato, anche il privato.
E i due milioni di soci iscritti a questa Associazione sono la dimostrazione
manifesta e concreta di quello che è l'animo della nostra popolazione,
perché raccogliere e raggiungere due milioni di iscrizioni significa
che vi è una base e una platea sicuramente radicata nella nostra società.
Naturalmente non posso esimermi di dire una parola anche per il tema della prevenzione,
e insistere nuovamente sulle liste di attesa, perché ritengo che in questo
campo, prima con il Ministro Veronesi e ora con il Ministro Sirchia, si stanno
compiendo passi avanti, anche per quanto riguarda non solamente gli auspici
per una legislazione che aiuti in questo campo. E sotto questo profilo ricordo
con piacere che proprio pochi giorni fa il Senato ha approvato una nuova normativa,
un disegno di legge - che mi auguro completi presto il suo iter parlamentare
- sul divieto di fumare nei pubblici locali. E quindi questo è già
un fatto importante.
Ma per quanto riguarda il fumo ciascuno di noi, anche nelle nostre case e nelle
nostre famiglie, non dobbiamo trattenerci dal ricordare continuamente ai nostri
figli e ai nostri nipoti che il fumo fa male; fa male sempre e comunque; che
non ci sono, diciamo così, delle eccezioni per cui il fumo possa essere
considerato qualcosa di neutrale.
Concludo, rinnovando due ringraziamenti e due apprezzamenti ai premiati.
Al prof. Di Fiore, perché consideriamo questo premio a lui dato come
un segno che si intende rivolgere a tutta la comunità dei ricercatori.
E poi alla Signora Loren, comunicatore di eccezione nell'attività svolta
dall'Associazione per la Ricerca sul Cancro. Ella è stata capace di applicare
questo momento di comunicazione, intanto con un fatto concreto, che è
quello di raccogliere fondi, e poi l'ha fatto diventare - chiudo su questo accenno
- "l'ultima buona azione della lira". E quindi parlando di ultima buona
azione, significa che non è stata la sola buona azione della lira.
E a me quindi fa un certo piacere pensare che la lira sia ricordata come un
qualcosa che ha svolto azioni positive per la società italiana. Grazie
a tutti.
(TRASCRIZIONE DA REGISTRAZIONE AUDIO)