Tabagismo & pfc 
Anno VIII - n° 79 - Giugno 2006

REDAZIONE: G.Mangiaracina,
C.Chiamulera, D.Enea, M.Nanni, C.Marini, S.Pacella, B.Tinghino, V.Zaga'.
COLLABORANO: A.Ando', A.Caramico, C.Gallo, P.Lancia, L.Palumbo, G.Piagione, G.Salvatore.
Roma, via G.Scalia 39
Tel. 06/39722649, fax 178-2215662
e-mail:
geanews @ tabagismo.it
Collaborano: LILT - SITAB - Globalink UICC
Distribuzione: 4.811 copie

 

1

- Viagra per un Paradigma - di G.Mangiaracina

 

 

2

- Una strana Giornata - di A.Caramico e G.Piagione

 

 

3

- L'Italia ratifichi subito la FCTC

 

 

4

Obiettivo sostenibile: ribaltare le cifre

 

 

5

- Gli svizzeri adottano il modello italiano - di A.Cavalcante

 

 

6

- Il medico puo' fare tanto - M.Oldani, Tempo Medico

 

 

7

- Bloc Notes

 

 

8

- Fazio: testimonial per esperienza

 

 

9

- Disturbo psicologico precoce - di G.Salvatore

 

 

10

- Come proteggere i figli? - Yahoo Salute

 

 

11

- Quelle "anomale" Iene - A.Ando'

 

 

12

- Casiraghi e la Cina - Il Sole 24 Ore

 

 

13

- Scale psicometriche - di L.Palumbo

 

 

14

Unicredit anticipa fondi UE ai produttori

 


1. EDITORIALE: Viagra per un Paradigma
di GIACOMO MANGIARACINA
Attendevamo al varco il ministro della salute Livia Turco alla sua prima sortita in merito al problema del Tabacco. L'occasione era il 31 maggio, Giornata mondiale senza tabacco indetta dall'OMS. Non volava una mosca mentre si accingeva a pronunciare le prime parole, e neppure dopo, a discorso inoltrato. La voce pacata usciva da un volto sempre scarno e segnato dal senso della responsabilita' e dell'autorita' piu' che dagli anni. Osservavo con attenzione il suo incedere lento e preciso, ma l'attenzione era posta sulle parole e sui contenuti del discorso. Due parole sopra tutte le altre: "Il fumo deve essere considerato un Paradigma e una Priorita'". Bel colpo signor ministro. Certo e' sempre lecito pensare che certe frasi siano dette in precise circostanze specie da chi sa parlare facile, ma voglio credere che vi sia una certa consapevolezza dell'uso dei termini, mi sembrano molto, molto pertinenti e accuratamente pronunciati. E poi, quello che e' detto e' detto. Sulla prima parola si puo' discutere un po' di piu'. Sono andato a rispolverare Paltone, Socrate e Aristotele ed il significato che davano al "Paradigma". Indicavano un modello, un esempio, un caso esemplare. Riferito al Fumo e' legittimo chiedersi "Paradigma di che?". Il "caso esemplare" del nostro problema forse riguarda il modo con cui il fumo si e' incuneato nelle pieghe della societa' ad ogni livello senza che i governi, le istituzioni, la scienza stessa riuscisse a contenere la piena, finche' la marea montante non e' esondata uccidendo milioni di persone. Cinque milioni di morti nel mondo. Ogni anno. Siamo arrivati a questa cifra nel 2006. Il caso e' paradigmatico di un fallimento su tutta la linea, con vari allarmi e tentativi scomposti di turare le falle della diga con le mani. Allora scopro che i due termini sono legati dalla consequenzialita'. Al paradigma dell'impotenza, occorre il Viagra del decisionismo efficace. Bisogna sapere cosa fare e SUBITO. Si e' parlato a piu' riprese di aggregazione delle risorse, delle professionalita' e delle competenze. Si e' parlato di rendere prescrivibili i prodotti per la cura del tabagismo. Si e' parlato di raccordi interministeriali e tra stato e regioni. Occorre ora la facilitatio coeundi, fare in modo che questo rapporto avvenga. E che sia fecondante.
 

2. Una strana Giornata
di ALESSIA CARAMICO e GIOVANNA PIAGIONE

Strana "Giornata Mondiale senza Tabacco" quella del 31 maggio all’Istituto Superiore di Sanità, nel suo 8° Convegno Nazionale sul Tabagismo. Ospite atteso, il neo-ministro della salute Livia Turco. A differenza dei ministri che l'hanno preceduta si e' presentata puntuale all'inizio del convegno, ha atteso la presentazione dei relatori (Garaci, Garattini, Schittulli,..), ha parlato quando invitata, e poi si e' seduta in platea con i convenuti ad ascoltare. Il giorno prima, alla conferenza stampa organizzata dalla Lega tumori alla camera dei deputati (Palazzo Marini), era venuto il sottosegretario alla salute Antonio Gaglione. Entrambi hanno dichiarato l’impegno del Ministero riguardo alle politiche di controllo del tabacco ed in particolare nella prevenzione. L'intervento di Mangiaracina nella conferenza del 30, e' stato d'altro canto preciso: "La LILT si propone come punto di aggregazione delle risorse nazionali, istituzionali e non". Perche' questo occorre fare, creare un fronte unico, e pare che vi sia consenso su questo concetto. Percio' la "stranezza" della Giornata. Non si e' capito bene alla fine di quali risorse e in che modo usarle. Si e' detto di coniugare piu' ministeri o almeno quelli della salute e dell'istruzione, ma non delle societa' scientifiche. Mangiaracina ha parlato del ruolo delle societa' scientifiche, ma nell'organigramma presentato dalla dott.ssa Galeone, del Ministero della salute, con l'interazione delle varie realta' istituzionali e non, mancavano ancora le societa' scientifiche. Eppure gli pneumologi ospedalieri, i cardiologi, gli otorini-laringoiatri, e soprattutto i medici di Medicina generale, hanno dato un contributo considerevole alla lotta al Fumo in Italia. In un ambito difficile come questo o si crea il "fronte unico", o succede quello che e' gia' successo, che sorgano campagne gestite da incompetenti e per giunta finanziate dai colossi del tabacco. L'interesse e' che la prevenzione sia inefficace e funazionale a mettere in pace le coscienze di qualcuno (abbiamo fatto, abbiamo fatto,..). L'intervento del presidente del CODACONS, Carlo Rienzi ha messo in evidenza, nella sua presentazione, il caso del Movimento Italiano Genitori (Moige), che ha portato all'Istituto vari opuscoli della campagna di "prevenzione" finanziata dalla Philip Morris. L'avv. Rienzi ha minacciato di chiamare il 113 per mandar via gli infiltrati del Moige. "Negli opuscoli leggo che i giovani non devono fumare, - ha tuonato Rienzi - Volete dire che gli adulti invece si? E lo dite qui?...". "Voi fate una battaglia ideologica! - ha ribattuto acceso il presidente Affinita. E ha minacciato querela. "Magari! - ha commentato Mangiaracina - Non attendiamo altro". Puo’ forse esserci un consumo responsabile del tabacco? No, lo escludiamo. Perche’ i ragazzi che cominciano a fumare con regolarita' diventano dipendenti nel 95% dei casi.  La risposta e’ nel tema stesso della giornata senza Tabacco: “MORTALE. Sotto qualsiasi forma o mascheramento”.

 

L'Italia ratifichi subito la FCTC
Il 15 maggio in Georgia e' entrata in vigore la Convenzione quadro internazionale per il controllo del tabacco (FCTC). La coalizione per il controllo del tabacco, di concerto con il centro nazionale per la lotta al tabagismo, ne hanno dato notizia con una conferenza stampa, richiamando la pubblica attenzione all'applicazione dell'articolo 10 della FCTC riguardante la regolamentazione della produzione del tabacco e le relative informazioni che l'industria e' tenuta a fornire ai consumatori. Se le informazioni non arriveranno entro il 15 giugno, le organizzazioni si costituiranno parte civile in difesa dei consumatori, e questo potrebbe rappresentare un pericolo per l'industria che dovra' agire per evitare un eventuale collasso in Georgia. E' quanto comunicato da George Bakhturidze al forum di Globalink. L'Italia e' tra gli ultimi paesi al mondo a non avere ancora ratificato la Convenzione. Ci appelliamo al ministro Livia Turco e al sottosegretario Antonio Gaglione perche' questo avvenga al piu' presto.
 

4. Obiettivo sostenibile: ribaltare le cifre
Quanti morti il fumo causa precisamente in Italia? Siamo abituati a dichiarare 90.000 decessi, 30.000 solo i tumori polmonari, ma le stime attuali riportano poco piu' di 81.000 morti. La cifra potra' dunque essere arrotondata a 80.000 per difetto, ma la cosa non tranquillizza affatto. In Italia i fumatori sono 13 milioni e gli ex fumatori 11 milioni. Un obiettivo sostenibile e' che questa cifra si ribalti al piu' presto, ossia che i non fumatori siano piu' dei fumatori correnti. Solo allora potremo affermare di avere raggiunto un obiettivo dal risultato significativo. Lo ha ribadito in modo chiaro il prof. Silvio Garattini all'istituto Superiore di Sanita' il 31 maggio scorso in ocasione della Giornata senza tabacco. A un anno circa dall'introduzione del divieto di fumare nei luoghi pubblici, l'Osservatorio fumo, alcol e droghe dell'Istituto superiore di sanità ha rilevato che la percentuale di fumatori è passata dal 26,2 per cento del 2004 al 25,6 per cento del 2005: questo significa che nell'ultimo anno circa 500.000 persone hanno smesso di fumare. La percentuale maggiore di fumatori ha tra 25 e 44 anni, sia tra gli uomini (35,9 per cento) sia tra le donne (31,1). Le donne fumano più al Nord (23,9 per cento), gli uomini al Sud (31,7). I fumatori che hanno smesso nell'ultimo anno sono stati spinti principalmente da motivi di salute (41,5 per cento). L'introduzione del divieto ha rappresentato un fattore importante nella decisione di smettere nel 7 per cento dei casi e per il 39 per cento delle persone che ancora fumano ha portato alla diminuzione del numero di sigarette consumate.

5. Gli svizzeri adottano il modello italiano
di ANDREA CAVALCANTI
Dopo l'esempio italiano, sigarette bandite anche dai locali pubblici elvetici a partire dal 1° gennaio del 2007 Divieto di fumo, la Svizzera sulle orme di Sirchia Divieto di fumo nei locali pubblici: adesso favorevoli anche la federazione degli esercenti e degli albergatori elvetici, che in un primo momento aveva avversato il sostegno dato al divieto dalla sezione ticinese dell'associazione. GastroSuisse ha così clamorosamente cambiato idea, giustificando questo improvviso cambio di rotta con la mutata mentalità della maggior parte della popolazione. Dopo essersi opposta a lungo ai divieti generalizzati, ora si dichiara disponibile a entrare in materia, ma chiede che il tema sia regolato da una legge federale cui siano sottoposti tutti i ritrovi pubblici. Una proibizione che deve valere «per tutti o per nessuno», ha indicato a chiare lettere Frédéric Haenni, membro del comitato direttivo della federazione degli esercenti e degli albergatori. Presidente della sezione vodese, Haenni si oppone a un'iniziativa depositata nel suo cantone che mira a bandire la sigaretta solo da alcuni luoghi pubblici chiusi: risulterebbero colpiti ristoranti e bar, ma non camere d'hotel, mense aziendali o sale comunali. Per evitare favoritismi, a suo avviso è quindi preferibile mettere in vigore un divieto di fumare in tutti i locali pubblici chiusi svizzeri, come richiesto da un'iniziativa popolare presentata dal consigliere nazionale e medico Felix Gutzwiller. Questa posizione è condivisa da GastroSuisse, ha ribadito Haenni. In passato, l'associazione si era sempre detta contraria a un divieto così generale, pur riconoscendo la possibilità che singoli esercenti proibissero il fumo per venire incontro alle esigenze della loro clientela. Il 12 marzo scorso GastroSuisse aveva preso atto del voto in Ticino con un comunicato in cui si «deplorava» il fatto che alle urne fosse stato deciso di «limitare la libertà individuale» di chi frequenta i ritrovi pubblici. Ma ora Haenni giustifica questo cambiamento di rotta con la mutata mentalità maturata tra la gente, con una chiara maggioranza di persone favorevole a bandire il fumo da tutti i locali. Il divieto tutto italiano "figlio" del ministro Girolamo Sirchia prende così ulteriormente piede anche nel Canton Ticino dove, dal primo gennaio 2007, si potrà fumare - forse - soltanto nei Casinò. Con, ovviamente, la peculiare eccezione della sala di gioco di Campione d'Italia, essendo l'enclave soggetta alla Legge italiana. Uno dei motivi per i quali le frequentazioni degli italiani ai giochi del Casinò si è clamorosamente abbassata nell'ultimo anno e mezzo, sostengono a Campione. Nei Casinò di Mendrisio e Lugano, si fuma ancora in tutta tranquillità.  [La Provincia di Sondrio 15 maggio 2006]

6. Il medico puo' fare tanto

La partita contro il fumo va disputata senza battute d'arresto e senza risparmio di mezzi. Il calo dei fumatori dagli anni Sessanta a oggi non deve ispirare proiezioni troppo ottimistiche. La nicotina intrappola una parte rilevante della popolazione giovanile causando malattie e morte prematura. La Gran Bretagna è uno di questi paesi, e quindi non è un caso che l'ultima mossa nella prevenzione dei danni da fumo si debba proprio al National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) britannico, che ha realizzato delle linee guida, pubblicate lo scorso marzo, che indicano come in qualsiasi contesto sanitario, incluso l'ambulatorio di medicina generale, si possono adottare iniziative efficaci e al contempo pratiche per aiutare i fumatori a smettere. "Se i medici di famiglia svolgessero un'azione di incoraggiamento sui propri pazienti, attraverso consigli mirati o l'invio a centri specializzati, ogni anno 165.000 persone in più andrebbero ad accrescere le fila dei disertori della sigaretta" afferma Dagmar Zeuner, membro del Public Health Interventions Advisory Committee (PHIAC), che ha formulato le raccomandazioni della linea guida facendo riferimento alla realtà nazionale, in cui dal 1998 al 2002 si sono contati annualmente 86.500 decessi a causa del fumo. "Noi riteniamo che questo sia uno strumento utile per tutti gli operatori dei servizi sanitari, che persino attraverso un semplice e breve colloquio con i loro assistiti possono contribuire a sgravare la salute pubblica da un fardello tanto nefasto". Le raccomandazioni sono rigorosamente evidence based per efficacia ed efficienza. "Le analisi costi-benefici hanno dimostrato che interventi brevi effettuati nell'ambito delle cure primarie possono rivelarsi efficaci in termini di QALY (Quality-Adjusted Life Year), cioè di guadagno in anni di vita calibrati sullo stato di salute, a costi relativamente contenuti" precisa Zeuner. "Logicamente, i costi per QALY tendono a crescere via via che aumenta l'età dei destinatari dei trattamenti, tuttavia gli interventi brevi considerati rimangono convenienti per popolazioni fino a 60 anni". Ed è bene specificare che lo sono anche in termini di tempo dedicato, giusto per ridimensionare uno dei timori che più spesso frenano le velleità educative degli operatori sanitari. "Da 5 a 10 minuti sono sufficienti per valutare la propensione di un paziente fumatore a smettere e per fornirgli i consigli opportuni, commisurandoli alle sue esigenze e potenzialità contingenti" continua l'esperto del PHIAC. "In qualche caso sarà necessario offrire strumenti più incisivi, come un supporto farmacologico o psicologico, oppure fare riferimento a centri di trattamento intensivo". Tempi e modi dell'intervento devono essere sempre adattati alle numerose variabili del caso individuale, che vanno dal livello di convincimento dimostrato dal paziente fino al grado di apprezzamento del tipo di intervento proposto. Come sempre, ma a maggior ragione per gli interventi di natura educativa, la soluzione che va bene per tutti non esiste. Per ovviare all'inconveniente e guidare gli operatori nella valutazione e nella scelta la linea guida del NICE (scaricabile direttamente dal sito internet dell'organizzazione britannica, http://www.nice.org), suggerisce un percorso a tappe successive, che può essere utilizzato nel corso di una qualsiasi consultazione e che indica al medico come comportarsi sia in caso di volontà del paziente di smettere sia in caso di rifiuto. L'abitudine al fumo del paziente e gli aggiornamenti relativi dovrebbero essere regolarmente registrati nella documentazione clinica, in modo da potergli sempre offrire una opportunità "personalizzata" per smettere. [da: Monica Oldani - Tempo Medico n. 811, 18 maggio 2006. Fonte: NICE Public Health Intervention Guidance n.1, marzo 2006]

 


7. Bloc Notes
5-8 Giugno, Olbia: Corso Operatori per la creazione di un servizio territoriale per la cura del Tabagismo. Riservato a medici, psicologi e infermieri del Sert di Olbia. Trainer. G.Mangiaracina.
16 Giugno, Roma: Corso di perfezionamento di 2° livello "Il Coaching in Tabaccologia" per medici e psicologi. GEA, SITAB e Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Iscrizione gratuita, riservato a 20 operatori selezionati tra i partecipanti al corso del 12-13 maggio. Info: 06.39722649. Email: centrostudi@tabagismo.it
22 al 24 Giugno, Catania: Facoltà di Medicina: 3rd WASOG International Conference on Diffuse Lung Diseases. Programma: www.aimgroup.it/2006/wasog. Info: Mara Carletti, m.carletti@aimgroup.it, via Ripamonti 129, 20141 Milano. T. 02 56601 212, Fax: 02 56609045.
23-26 Settembre, Kusadasi/ Ephesus, Turkey: 8th Annual Conference of the SRNT Europe. “The Biology of Tobacco Dependence: From the Laboratory to the Smoker”. Pine Bay Holiday Resort.
 

8. Fazio: testimonial per esperienza
Fabio Fazio, ha mai acceso una sigaretta?
«Mai, per fortuna: così non ho avuto il problema di come smettere».
Mai neppure un tiro?
«No, non sono stato indotto in tentazione neppure dai miei amici quand'ero adolescente».
Lo dice perché è testimonial della Lega contro i tumori.
«La verità è che il fumo mi dà un fastidio tremendo agli occhi».
I suoi collaboratori le fumano davanti durante le riunioni di lavoro o li costringe a rinunciare?
«Sono un rompiscatole per egoismo: non demonizzo il vizio, ma non sopporto il fumo».
Cerca di convincere i suoi amici a smettere?
«Sono convinto che solo un'esperienza diretta dei danni da fumo faccia scattare la molla del rifiuto».
Lei ha vissuto esperienze dolorose in famiglia?
«Sì: purtroppo i danni del fumo si manifestano all'improvviso».
---
Fonte: S. Rav. - Vivimilano.it

9. Disturbo psicologico precoce
di GIORGIA SALVATORE
Gli adolescenti con precoci problemi comportamentali, sono maggiormente soggetti a disturbi psicologici in età adulta? Per rispondere a tale quesito, il Minnesota Twin Family Study ha condotto uno studio prospettico su gemelli dello stesso sesso e sui loro genitori. L'ipotesi di partenza su cui si basa l'intera ricerca afferma che l'eccessivo utilizzo di sostanze stupefacenti in soggetti adolescenti, potrebbe implicare l'insorgenza di disturbi psichiatrici in età adulta. I soggetti in esame sono stati interrogati sull'eventuale manifestazione e sull'età di insorgenza dei cinque problemi comportamentali dell'adolescenza, quali: il fumo, l'uso di alcool, l'uso di stupefacenti, problemi con la polizia e col sesso. Inoltre sono stati sottoposti ad un'intervista clinica strutturata a 17 e a 20 anni, per valutare i disturbi da uso di sostanze, il disturbo depressivo maggiore ed il disturbo antisociale di personalità. I risultati ottenuti confermano l'idea di partenza, sostenendo infatti che ad ogni problema comportamentale è facilmente associabile una specifica diagnosi clinica, ed inoltre l'associazione è particolarmente marcata negli adolescenti che hanno sviluppato molteplici problemi comportamentali prima dei 15 anni di età. Relativamente a quanto emerso dalla ricerca, è importante far conoscere i dati, cercando in tal modo di sensibilizzare le famiglie ed in particolare gli adolescenti stessi, che proprio a causa della loro età sono facilmente condizionabili in gran parte delle loro azioni. Necessario dunque attuare piani di prevenzione nelle scuole, ma anche negli ambienti più frequentati dai ragazzi.
 

10. Come proteggere i figli?
Secondo il Journal of Advanced Nursing le mamme di bimbi malati faticano a prendere posizioni nei confronti del compagno fumatore, sebbene riconoscano i rischi del fumo passivo. La ricerca della University of Hong Kong ha preso in esame 1.483 mamme di bambini (la maggior parte di 10 anni, per un'età media di 5 anni) ricoverati in quattro grandi ospedali, per valutare se un percorso di educazione sanitaria le avrebbero aiutate a proteggere i loro bambini dal fumo passivo. I padri fumavano tutti mentre le madri no. Dall'analisi è emerso che anche se la maggior parte delle madri si rende conto dell'importanza di proteggere la salute dei propri figli, le tensioni famigliari e la necessità di mantenere l'armonia coniugale spesso vincono su questa consapevolezza. Le mamme riferiscono che l'86% dei papà fuma a casa, il 54% in presenza dei figli e solo il 32% fa attenazione a non fumare in presenza dei bambini. Il restante 14 per cento non fuma a casa. Questi dati nonostante la metà dei bambini in questione soffre di problemi respiratori e il 60 per cento ha avuto più di un ricovero ospedaliero. "Abbiamo diviso le mamme in due gruppi", ha spiegato la dottoressa Sophia Chan, a capo dello studio e del Department of Nursing Studies. Un gruppo di 752 mamme ha seguito un percorso educativo ricevendo leaflet educativi, informazioni e un reminder telefonico settimanale. Il gruppo di controllo di 731 madri no. "È emerso", continua la Chan, "che queste iniziative hanno effetti nel breve periodo, ma che molte delle mamme trovano difficile persuadere i compagni a smettere di fumare". Il gruppo che ha preso parte al programma preferisce portare i ragazzi fuori dalla stanza mentre il padre fuma piuttosto che affrontarli direttamente. "Parlando con le mamme durante i dodici mesi di follow-up, alcune di loro hanno sono apparse preoccupate dei conflitti emersi quando avevano chiesto ai loro mariti di rinunciare fumare, dichiarando di preferire azioni meno dirette", spiega la dottoressa Chan. Entrambe le esigenze, armonia della coppia e benessere dei figli, devono trovare un equilibrio. Basta pensare che una recente ricerca mostra come sono esposti al fumo passivo nelle case oltre il 41 per cento dei bambini sotto i dieci anni ad Hong Kong e oltre il 60 per cento di quelli americani. Utili quindi le leggi che impongono i divieti nei luoghi pubblici. Anche perchè se in alcuni casi questo può essere un incentivo a smettere di fumare e sicuramente utile a diminuire l'esposizione al fumo passivo. Bisogna capire gli effetti di questi divieti in casa, in luoghi popolati come Hong Kong, dove gli spazi condominiali all'aperto sono inesistenti. Fonte: Yahoo salute - 11 maggio 2006
 

11. Quelle "anomale" Iene
di ANDREA ANDO'
Come viene riconosciuto dall'OMS fumare è il principale attentato alla salute. L'hanno capito anche alle Iene (Italia 1), visto che periodicamente fanno un servizio contro il tabacco. Nella puntata dell' 8 maggio scorso è stato realizzato un servizio per denunciare la situazione di mancato rispetto della legge Sirchia all'interno dell'Università Federico II di Napoli. Qualche tempo fa anche i nostri Smokebuster avevano preso atto di questo menefreghismo nei confronti del tema da parte dei livelli alti dell'Università partenopea. Ma a quanto pare i risultati non sono stati positivi. Non si sa ancora se il servizio mandato in onda da uno dei programmi maggiormente seguiti dai ragazzi sortirà migliori effetti.  Una cosa è certa. E' di fondamentale importanza che anche i mass media si mobilitino, promuovendo azioni di prevenzione e informazione nei riguardi degli adolescenti. E' inammissibile che molte trasmissioni mandino continuamente in onda scene di fumo, ignorando nel modo piu' assoluto la salute della gente e non considerando la forte influenza che i protagonisti hanno sui ragazzi. Rivalutiamo la ricerca condotta nel 2001 da Caraffa, che contava gli atti di fumo in TV. In prima serata, ce ne erano anche 7 ogni ora. Proponiamo che si attui un monitoraggio continuo ed un confronto anno dopo anno, mese dopo mese.
 

12. Casiraghi e la Cina
Il quartiere generale nel cuore dell'Emilia, a Bologna, dove G.D., leader mondiale nelle macchine per la produzione e il confezionamento delle sigarette, è nata nel 1923. Ma dalla "Packaging valley", il distretto che circonda il capoluogo emiliano, alla Cina il passo è breve. E il mercato cinese rappresenta ora una nuova grande scommessa. "Nel settore delle macchine automatiche per il tabacco", spiega l'amministratore delegato Marco Casiraghi inuna intervista a Il Sole 24 Ore, "la Cina è il più grande mercato del mondo, un terzo del business mondiale, ma è un mercato controllato totalmente dal monopolio cinese. Difficile entrare in un mercato così, e non si puo' aprire un'attività nel tabacco senza una licenza. Lo abbiamo fatto grazie a una concessione governativa e il nostro approccio deve tenere conto di questa situazione. Siamo presenti nel settore del tabacco con un nucleo che sostanziamente fa servizio alle macchine che vendiamo e che può contare su tecnici cinesi. Quello a cui puntiamo non è un percorso di delocalizzazione alla ricerca di costi bassi, ma una localizzazione che ci consenta di essere vicini al mercato e al cliente, non solo servendolo meglio, ma anche realizzando prodotti più adatti alle caratteristiche locali. In Cina siamo ancora agli inizi e il nostro è, al momento, soprattutto un business di esportazione, che vale 50-60 milioni di euro l'anno. Contiamo di consolidarci e, per farlo, è chiaro che bisogna essere presenti localmente. All'inizio punteremo su una società mista, una joint venture con un partner cinese. Mi sembra la soluzione più adeguata. Quanto più è lontana una cultura, tanto più è necessario avere una conoscenza di come muoversi localmente. Credo che molto dipenda da come un'azienda si muove. I cinesi operano con pragmatismo e voglia di successo. Personalmente la cosa che mi ha colpito di più è la loro forte velocità di cambiamento. Negli ultimi 4-5 anni ho trovato i manager del monopolio del tabacco cinese mutati e modernizzati. All'inizio mi sembravano tipici funzionari di partito, inquadrati in un'organizzazione, piuttosto chiusi. Recentemente, invece, ho visto l'inserimento di giovani con cultura e mentalità molto più aperte. E' stupefacente la loro capacità di assorbire abbastanza rapidamente le nostre tecnologie non solo da un punto di vista tecnico ma anche manageriale". Fonte: Il Sole 24 Ore - 27/3/2006.
 

13. Scale psicometriche
di LETIZIA PALUMBO
Nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM IV) la nicotina viene ammessa tra le sostanze che provocano dipendenza, la quale si estrinseca clinicamente in una menomazione o in un disagio significativo espresso da alcuni criteri tra i quali: tolleranza, ossia bisogno di quantita' sempre più elevate della sostanza per raggiungere l'effetto desiderato,  astinenza e desiderio persistente. La sindrome d'astinenza da tabacco puo' manifestarsi con irritabilità, ostilita', umore depresso, insonnia, diminuzione della frequenza cardiaca e aumento dell'appetito. Nel mese scorso e' apparso su internet uno studio effettuato da Jean-Francois Etter e John R. Hughes allo scopo di confrontare le proprieta' psicometriche di tre scale: Cigarette Withdrawal Scale (CWS), Wisconsin Withdrawal Scale (WWS) e Minnesota Withdrawal Form (MWF), che analizzano i principali sintomi  legati alla cessazione dal fumo (tranne l'aumento del peso nel caso della WWS) trattati sia nel DSM IV, sia nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10). L'indagine e' stata effettuata su un campione di 4644 partecipanti di cui il 44% Fumatori, il 49% Ex Fumatori e il 7% Non Fumatori. Un sottocampione ha effettuato il re-test dopo 14 giorni e ha indicato il proprio status di fumatore nel follow up eseguito dopo 42 giorni. In 324 Ex Fumatori che avevano smesso di fumare 1 mese prima del baseline, il desiderio di fumare ha fatto ipotizzare una ricaduta nel re-test dopo 14 giorni (CWS: rapporto di probabilita' = 1.53, P = 0.003; WWS: rapporto di probabilita' = 1.40, P = 0.04; MWF: rapporto di probabilita' = 1.49, P = 0.002).  In 34 Fumatori che avevano smesso di fumare al momento del re-test, l'incremento del  desiderio riscontrato con la WWS e la MWF, l'umore depresso evidenziato dalla MWF e la  difficolta' nella concentrazione emersa dalla WWS hanno fatto predire una ricaduta nel follow up eseguito dopo 42 giorni.  I valori relativi ai coefficienti dell'alpha di Cronbach risultano elevati per tutte le scale. In particolare i coefficienti al test-retest sono tra 0.66 e 0.86 per la CWS e la WWS, mentre valori piu' bassi sono stati riscontrati per alcuni items della MWF. In termini di validita' di costrutto, le scale valutano questi sintomi in maniera simile, ma in alcuni test specifici si dimostrano inadeguate, cio' dovuto probabilmente a limitazioni metodologiche. La conclusione e' che nessuna scala sembra piu' vantaggiosa di un'altra anche se la somministrazione appare piu' rapida nel caso della MWF. Questo studio, se da un lato fornisce informazioni sugli aspetti psicometrici delle tre scale prese in considerazione, dall'altro suggerisce che nell'ambito della promozione di una cultura della salute e' certamente fondamentale informare le persone rispetto ai rischi derivanti dall'utilizzo del tabacco, ma e' altresi' essenziale supportare i fumatori durante tutto il percorso intrapreso per smettere di fumare. Fonte: http://www.blackwell-synergy.com
 

14. Unicredit anticipa fondi UE ai produttori
II produttori di tabacco possono ottenere un finanziamento pari al 100 per 100 dell'ammontare dei contributi che l'Unione Europea verserà a loro favore nei prossimi cinque anni, da destinare per il 50 per cento a nuovi investimenti o al riequilibrio della finanza aziendale e per il 50 per cento a sostenere le spese di conduzione dei prossimi anni. Questa in sintesi l'iniziativa di UniCredit Banca a favore degli imprenditori del settore che in questo modo possono avere a disposizione da subito una somma di denaro fresco, più consistente rispetto a quanto avrebbero percepito annualmente dall'Unione europea, da investire per rendere più competitiva la propria impresa. (Notizia di Agenzia)
Il commento: "Com'e' strano questo mondo. L'UE finanzia i produttori di tabacco e la banca anticipa i soldi per valersi sugli interessi. Poi l'UE detrae il 5% del finanziamento per fare le campagne antifumo in Europa. Ci guadagnano tutti, eccetto i cittadini, che si fumeranno tutto quel tabacco prodotto con i soldi dell'UE, e amen."

Numeri arretrati di GEA-News:  www.tabaccologia.org/news.html
 

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